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Surf … ieri e oggi

Molto si è detto e scritto in tutti questi anni sul surfcasting, una disciplina che appassiona migliaia di praticanti in tutto il mondo, una tecnica che ha subìto e subisce un’evoluzione costante e per certi versi sorprendente, tanto che chiunque abbia vissuto il surf appena un decennio fa stenta a stare al passo con i tempi.

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  Sembrano lontanissimi i tempi in cui anche in Italia “è esploso” il surf, una disciplina che da subito ha fatto innamorare migliaia di giovani appassionati che hanno trovato, in questo nuovo modo d’interpretare la pesca dalla spiaggia, un sorta di stile di vita. Certamente sono trascorsi molti anni da quel momento, tuttavia, per chi come me ha vissuto quel “magico” periodo, la sensazione che si prova a ricordare quel fenomeno è sempre assai piacevole e straordinariamente positiva ed emozionante. Il mistero che trasmetteva il nome stesso, per i più sconosciuto anche nella sostanza letterale, rendeva questa disciplina affascinante e coinvolgente, indipendentemente dai risultati che anche in quegli anni non erano poi così eclatanti. Ebbene sì, il surfcasting non ha mai rappresentato, ed oggi meno che mai, una tecnica con la quale si ottengono spesso grandi carnieri, perlomeno non proporzionali al sacrificio che invece questa dura disciplina impone.
Nonostante ciò, in questi anni gli appassionati sono aumentati notevolmente tanto che oggi sono diverse migliaia sparsi su tutto il territorio nazionale, e fanno sì che il surf rappresenti in assoluto la disciplina che conta il maggior numero di praticanti in tutto il panorama della pesca sportiva da terra. Qual è dunque il motivo di tanto successo? La domanda è lecita e la risposta non così scontata. Sicuramente i fattori che rendono il surf così popolare sono molteplici e non sempre facilmente individuabili, tuttavia, una cosa è certa: l’ambiente in cui ci troviamo ad operare gioca un ruolo decisivo ed attrae tutti noi “malati” di questa stupenda disciplina.
La spiaggia, il contatto diretto con il mare, il fascino della notte e spesso la solitudine hanno fatto innamorare generazioni intere di pescatori che oggi sono chiamati a confrontarsi con un’evoluzione sorprendente di questa tecnica, tanto sorprendente che in molti casi, i più “anziani” e radicali praticanti, stentano a stare al passo con i tempi e con i continui e costanti cambiamenti. Del resto, volgendo uno sguardo indietro solo di pochi anni, rimaniamo basiti nel vedere quanto attrezzature, tecniche, montature ecc ritenute eccezionalmente valide e apparentemente intramontabili, risultino oggi sorpassate e soppiantate interamente da un nuovo modo d’intendere la pesca e nello specifico il surf.
Attenzione, però, non vorrei essere frainteso e far passare il messaggio che tutto quello che è stato fatto nel passato oggi non sia più valido: le regole di base che governano il surf nella sua espressione più alta sono sempre le stesse e, a maggior ragione, l’etica che distingue questa disciplina, tuttavia il “surfcasting moderno” si è evoluto in modo radicale ed ha creato tutta una serie di ramificazioni che in questi ultimi anni hanno determinato la nascita di tecniche a sé stanti e ben distinte, discipline che oggi contano migliaia di praticanti e che s’avvalgono d’attrezzature specifiche assai sofisticate.

Uno sguardo al passato

Gettando uno sguardo ad alcuni modelli di canne di vecchia generazione sembra veramente che sia passato un “secolo”, e invece si tratta di attrezzi che hanno poco più di un decennio eppure, nell’osservarli attentamente e ancor di più nel maneggiarli, ci accorgiamo che si tratta di canne che oggi ci lasciano stupiti e che per nessuna ragione saremmo più disposti ad utilizzare. Con fusti di diametro assai elevato, pesanti e poco rifinite, le canne erano principalmente realizzate in fibra di vetro e in kevlar, materiali che donavano all’attrezzo un’azione spiccatamente parabolica, una caratteristica che, se dal punto di vista dell’efficacia del recupero di grosse prede offriva ampie garanzie, sotto il profilo prestazionale determinava dei limiti molto alti impedendo la possibilità di ottenere distanze di lancio di rilievo.
Molti altri i difetti delle canne telescopiche di quegli anni, ad iniziare dalla lunghezza, spesso vicina ai 5 mt, che ne aumentava la morbidezza, agli anelli, quasi tutti realizzati in pietra e che subivano periodicamente rotture, alle placche porta mulinelli in molti casi realizzate in metallo che si ossidava con facilità con le conseguenze che è facile immaginare. Insomma, attrezzi che oggi ci fanno sorridere per la loro evidente scadente qualità, ma che al tempo rappresentavano la punta di diamante di una disciplina amata e praticata da molti. Di contro, a questi evidenti difetti si contrapponevano alcuni indubbi vantaggi come la facilità d’impiego e la buona tenuta del piombo anche in condizioni di mare molto mosso. In altre parole, il lancio con quegli attrezzi era facile e alla portata di tutti, era prevalentemente quello classico e si effettuava esclusivamente con piombo in sospensione e, cosa assai importante, non necessitava di particolare tecnica e forza. Sicuramente non meno evidente e rivoluzionaria l’evoluzione cui abbiamo assistito nel comparto delle due e tre sezioni: qui le differenze con gli attrezzi attuali sono enormi, basti pensare alle prestazioni che le canne ripartite di oggi consentono in pedana, dove, sfruttate da mani esperte, rivelano tutta loro potenza permettendo distanze di lancio sorprendenti, impensabili solo pochi anni fa. Al contrario, i modelli ad innesti di vecchia concezione si distinguevano per la loro enorme mole ed ingombro, attrezzi caratterizzati da un fusto che in alcuni casi superava i 5 cm di diametro e un peso che, al contrario delle telescopiche, ne rendeva difficilissimo l’utilizzo se non dotati di un fisico possente. In ogni caso, le gittate che queste canne offrivano erano sempre molto scadenti.

Canne di ultima generazione

Nel prendere in mano una canna da surf di ultima generazione appare subito evidente che l’estrema leggerezza e la ridotta sezione del fusto hanno consentito la realizzazione di un attrezzo di facile impiego e, cosa assai importante, il tutto per lunghi periodi di tempo senza stancare. Materiali come il carbonio Alto Modulo, infatti, se da una parte risultano assai fragili, sono al tempo stesso sorprendentemente resistenti alle forti sollecitazioni e garantiscono prestazioni di lancio eccezionali. Questa è sicuramente la prima grande dote che si nota ad un sommario esame, ma entrando nel “cuore” del prodotto ci accorgiamo che gli attrezzi di ultima generazione possiedono caratteristiche tecniche eccezionali e di assoluto rilievo. In primo luogo l’azione di pesca: al contrario dei loro antenati, questi attrezzi ne sviluppano sempre una progressiva, in alcuni casi semi parabolica, in altri spiccatamente di punta, per finire alle canne in due pezzi a ripartizione di potenza, vere e proprie “catapulte” in grado di scagliare il piombo a distanze che nei casi estremi raggiungono e superano i 250 mt. Molte altre le novità di grande rilevo, tra cui la sensibilità e la resistenza della vetta. Oggi molti modelli di canne da surf sono dotati di un cimino ultrasottile, realizzato in carbonio pieno, resistentissimo ma al tempo stesso in grado di segnalare le tocche più impercettibili. Inoltre, spesso la vetta si presenta priva di scorrevole, una caratteristica che elimina il vecchio e fastidiosissimo inconveniente della rotazione dell’anello scorrevole durante la fase di lancio. Infine, materiali come il Sic e il titanio hanno consentito la realizzazione di anelli di qualità eccezionale, tanto da garantire un perfetto scorrimento del filo, l’impiego del multifibre ed un’elevata resistenza all’usura e alla salsedine.

Mulinelli: ieri e oggi

Se nel mondo delle canne c’è stata una grande evoluzione, per quanto riguarda i mulinelli i cambiamenti avvenuti in questi ultimi anni sono a dir poco sorprendenti. Nello specifico, per quanto riguarda il surf, dovevamo vincere una scommessa: ridurre notevolmente il peso e l’ingombro per renderli più idonei alla loro funzione e poter così effettuare un giusto abbinamento con le canne di ultima generazione. Ebbene, in molti casi questo difficile ed importantissimo obiettivo è stato raggiunto, basti pensare agli ultimi modelli di mulinelli in magnesio, un materiale ultraleggero che ha consentito la realizzazione di attrezzi di grossa taglia, come i 10000, al modestissimo peso di circa 500 gr. Inoltre, una meccanica di grande qualità e precisione, realizzata con i migliori acciai, garantisce oggi un funzionamento perfetto in ogni situazione, anche la più estrema. Che dire poi della frizione: vero “gioiello”, micrometrica e di facile regolazione, nei mulinelli da surf generalmente anteriore, permette una perfetta registrazione e gestione della fuoriuscita del filo consentendo il combattimento e il recupero efficace di grosse prede, anche utilizzando fili di diametro assai ridotto. Altrettanto rivoluzionari i cambiamenti che riguardano la bobina: nei mulinelli di vecchia generazione questo importante accessorio si presentava molto pesante, di altezza ridotta e profondità elevata, caratteristiche che consentivano il caricamento di modeste quantità di filo, ma più che altro limitavano notevolmente la fuoriuscita del filo e di conseguenza il lancio. Oggi le bobine, generalmente in alluminio, presentano una struttura conica e accorgimenti tecnici, come lo smussamento del bordo superiore, che, oltre ad una perfetta imbobinatura, garantiscono la totale assenza d’attrito del filo in fase di lancio e quindi maggiori distanze raggiungibili.