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Agonismo…più che una passione – Storia mondiale 3

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2004 – Inghilterra

Un bronzo che ha il “colore” dell’Oro

E’ a Weymouth in Inghilterra che si svolto il Campionato del Mondo di Surfcasting 2004. Tra mille difficoltà, in un campo gara considerato il più difficile e rappresentativo per questa disciplina, la nostra Nazionale Femminile, due volte campione del mondo, conquista per il terzo anno consecutivo un podio importantissimo: un bronzo che ha il “colore” dell’Oro, che conferma l’eccezionale preparazione tecnica di queste splendide ragazze.

                                                                           

E’ in ottobre che si è svolto nel 2004 in Inghilterra, la patria del surfcasting, il Campionato del Mondo di specialità, sia maschile che femminile. Una manifestazione importantissima che ha visto la partecipazione di molte squadre, alcune delle quali in grado di esprime qualità tecniche di altissimo livello, che si sono date appuntamento a Weymout, sulla spiaggia di Chesil Beach, considerata il campo gara più rappresentativo al mondo per questa disciplina. Un Mondiale duro e non solo per il valore dei concorrenti, ma anche per le condizioni meteo, spesso proibitive, e per le difficoltà logistiche che ha presentato. Per tutte queste ragioni, il podio delle nostre ragazze assume un valore importantissimo, confermando dopo due mondiali vinti di seguito, che la nazionale femminile è sicuramente una delle squadre più preparate e competitive a livello internazionale.

Fin dalla manche di prova, è stata netta la sensazione che si sarebbe trattato di un Mondiale avvincente e difficile. Le condizioni meteo marine, la perfetta conoscenza del campo gara da parte delle squadre locali e le difficoltà legate alla tipologia di pesca hanno reso evidente che sarebbe stato un compito assai arduo per le nostre ragazze che tuttavia concludevano la manche di prova in netto vantaggio. Sicuramente, però, sia l’Inghilterra sia il Galles, in questa situazione, non si sono espresse al massimo, se non altro per non rendere troppo evidenti le tecniche di pesca adottate.

L’indomani, al fischio d’inizio, le cose sono cambiate notevolmente e la squadra di casa ha  subito reso evidente tutta la sua bravura e la perfetta conoscenza dei luoghi, concludendo la manche al primo posto. Tuttavia la nazionale femminile, con un secondo posto a pari merito con il Portogallo ed il Galles, ha dimostrato di poter competere ai massimi livelli, e così è stato fino alla conclusione del campionato, durante il quale non è mai scesa sotto il terzo posto. L’ultima giornata, quella decisiva in cui si giocava il podio, purtroppo le condizioni meteo sono peggiorate drasticamente, tanto che gli organizzatori hanno deciso di sospendere la manche, per motivi di sicurezza, alle ore 20 anzi che alle 22. In sostanza, la prova è durata soltanto due ore e mezzo, costringendo le atlete ad un’azione di pesca “massacrante” con vento fortissimo e sotto una pioggia battente, con onde che in alcuni punti superavano i 4 mt d’altezza. Una gara che ha notevolmente penalizzato i concorrenti più validi che, a causa di un pescato ridottissimo, non si sono potuti esprimere al meglio. Nonostante ciò, le nostre ragazze hanno saputo mantenere la calma e, seppur di poco, sono riuscite a strappare il terzo posto alla Germania, scavalcando il Galles che è finito al quinto posto, mentre un sorprendente Portogallo si attestava al secondo gradino del podio. Grande merito alla nazionale inglese che ha sempre mantenuto la testa della classifica, collezionando vari primi di settore in tutte le quattro prove.

 

Difficile ma non impossibile

Spiaggia lunga oltre trenta chilometri, Chesil Beach è caratterizzata da un fondale elevato ricco di ciottoli tanto che a tiro di canna si possono trovare oltre 15 mt di fondo. Esposta ai venti provenenti da sud, generalmente priva di forte moto ondoso, consente un’azione di pesca sostanzialmente facile, se non fosse che la riva, ciottolosa e formata da ampi “terrazzi” causa la marea, tende a franare impedendo ai concorrenti d’avvicinarsi alla battigia. Ovviamente il tutto si complica con mare grosso, quando è indispensabile rimanere lontano dall’acqua alcune decine di metri. Detto questo, il pescato è risultato vario ed abbondante, specialmente nelle giornate di prova: aguglie in gran quantità, sugarelli di buona taglia, moltissimi maccarelli (sgombri) non validi ai fini del punteggio, e di notte Dogfish (gattucci) un pesce in grado di fare la differenza ai fini della classifica. Certamente le squadre locali, conoscendo luoghi ed abitudini delle varie specie, hanno potuto sfruttare al meglio la situazione. In altre parole, durante le due ore di luce la pesca sé è svolta essenzialmente alle aguglie, utilizzando travi lunghi, muniti di 2-3 braccioli alti di 35 cm con pop-up; un trave che ci ha accompagnato interrottamente per tutta la gara, fino al calar del sole, quando è stato sostituito da una paratura più corta, adatta ad una pesca di fondo, mirata essenzialmente alla cattura dei gattucci.

Le parature

Come abbiamo già accennato, le montature impiegate sono state sostanzialmente due, una per il pesce di superficie e l’altra per i pesci di fondo da utilizzare durante le ore notturne. Per quanto riguarda i diametri, sono stati utilizzati fili non troppo sottili, in ogni caso mai al di sotto dello 0,23-0,25 mm. Semplice ed efficace la paratura per il pesce di fondo: in sostanza, un trave di lunghezza media di circa 170-200 cm dotato di tre braccioli di 50 cm dello 0,30-0,35 mm muniti di amo a gambo lungo del n°1-2. Ottimo in alcune situazioni “l’amo pescatore” posto al di sotto del piombo. Infine per quanto riguarda il filo in bobina molti atleti hanno preferito impiegare uno 0,35 mm diretto, evitando l’uso dello shock leader e consentendo un’azione di pesca più sicura ed efficace.

Inneschi 

Due le esche fornite dall’organizzazione: la tremolina, ma molto più grande e resistente della nostra, e quattro filetti di maccarello. Entrambe ottime, manipolate con cura sono state eccellenti ed hanno consentito la cattura di molte specie di pesce. Per quanto riguarda la pesca delle aguglie, insostituibile, la pancia dello sgombro, sfilettata e ridotta in piccole striscioline, è risultata senza ombra di dubbio il boccone più catturante per questo piccolo vorace rostrato. Nello specifico, l’innesco realizzato su un amo a gambo lungo del n° 6 prevedeva una strisciolina di maccarello cucita per circa la metà; infine, in testa all’innesco un pezzetto di schiuma pop-up di circa 1 cm. Per quanto riguarda invece la pesca dei gattucci, ottimo l’innesco doppio composto da un verme, infilato con l’ago e fatto scivolare sul filo, e da un piccolo filetto di maccarello appuntato sull’amo, meglio se assicurato a quest’ultimo con alcuni giri di filo elastico. In alcuni casi, però, anche l’innesco del solo verme, abbondante ed inserito sul filo con l’ago, ha determinato numerose catture. 

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Atlete 

Roberta Atzori
Tiziana Campanile
Daniela Ferrando
Andreina Grasso
Flavia Santoro
Simona Vincis

 

Risultato

Bronzo a Squadre

Classifica

1° Inghilterra

2° Portogallo

3° Italia

4° Germania

5° Galles