Home Alfonso e Daniela Agonismo…più che una passione – Storia mondiale 7

Agonismo…più che una passione – Storia mondiale 7

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L’avventura ricomincia

Dopo una parentesi di tre anni in cui sono rimasto fuori dal circuito, mi venne riproposto di rientrare come CT alla guida delle donne. Non fu facile decidere, anche perché le perplessità sicuramente non mancavano, ma la tentazione di riprendere un lavoro a me tanto caro era irresistibile, così come la voglia di rioccuparmi di un settore, quello femminile, che tante soddisfazioni mi aveva regalato. Risultato: decisi di accettare!

Tuttavia tre anni nel mondo dell’agonismo non sono pochi e tante cose erano cambiate. Sulla scia dei successi ottenuti per tanti anni consecutivi anche nel 2007 le donne erano andate a podio in Brasile, poi, nei due anni che seguirono, l’obiettivo non venne centrato. Detto questo, molte delle ragazze della vecchia “gloriosa” nazionale, per svariati motivi, avevano abbandonato, mentre altre veterane e nuove atlete avevano guadagnato il vertice della categoria. Fu così che mi ritrovai a dover iniziare da capo un lavoro di ricostruzione di un gruppo che potesse a pieno titolo portare avanti la tradizione vincente di questa categoria. L’appuntamento che ci attendeva però era tutt’altro che facile, nel 2010 infatti il mondiale si sarebbe svolto per la prima volta in Sudafrica, una competizione dove il confronto con una tecnica e con pesci sconosciuti si preannunciava tutt’altro che facile. Tuttavia, il nuovo esordio superò ogni più rosea aspettativa e tornammo a casa con doppia medaglia: Bronzo a squadre e Argento per la nostra Patrizia Palma. A rendere speciale la spedizione, poi, ci furono anche le due medaglie conquistate dai senior di Roberto Accardi, ovvero Argento a squadre e Bronzo per l’allora giovanissimo Stefano Guido. Insomma, un poker realizzato in terra africana che ci riempì di gioia ed orgoglio.

2010 Sudafrica 

 Il sogno Sudafricano

Un mondiale è sempre un appuntamento importante ed impegnativo, ma se ci troviamo a competere in terra africana, con tecniche e pesci sconosciuti, le cose si complicano ulteriormente. 

Affrontare un mondiale è sempre un grosso impegno sia per gli atleti che per tutta la Federazione, se poi la località prescelta è il Sudafrica, le cose si complicano ulteriormente e gli sforzi organizzativi ed economici diventano notevoli. Detto questo, dopo un viaggio estenuante di quasi 36 ore, eccoci arrivati a Langebaan, una bellissima località turistica situata a circa 200 km da Cap Tawn, pieni di entusiasmo e con tanta voglia di confrontarci con una situazione difficile ma assai emozionante. Inutile negarlo, le aspettative all’alba della competizioni non erano alte e la tattica sembrava dover essere di difesa, ovvero eravamo coscienti delle grandissime difficoltà tecniche che ci aspettavano e della presumibili superiorità delle squadre di casa. Questa preoccupazione nasceva anche dal fatto che alcune delle nostre atlete avevano già affrontato la squadra del Sudafrica e della Namibia in un incontro amichevole l’anno precedente e avevano registrato una sostanziale superiorità. Insomma, tutto lasciava presumere un mondiale difficilissimo dove il Team italiano, avrebbe dovuto lottare per limitare i danni, in una pesca ai più sconosciuta, mirata a prede di taglia elevata, con tecniche sostanzialmente diverse da quelle che i nostri agonisti sono soliti praticare.

Ebbene, nonostante queste premesse, le nostre nazionali sono scese in spiaggia agguerrite come non mai e, fin dalle prime manche, è risultato evidente che sarebbe potuto accadere qualcosa di straordinario. Alla fine della manifestazione, infatti, il bottino di medaglie fu eccezionale ed equamente ripartito tra la nazionale maschile e quella femminile. Il segreto di tanto successo è stato sicuramente un grande affiatamento e una piena armonia di tutto il gruppo, un supporto organizzativo eccellente e, senza ombra di dubbio, una straordinaria prova dei nostri atleti.

La gara ha inizio

Nei giorni precedenti l’inizio della competizione avevamo provato solo alcuni dei campi gara e le impressioni erano state molto positive in termini di pescato, anche se con notevoli differenze tra uno spot e un altro. Molte le tipologie di prede, ma una su tutte sembrava primeggiare, il pesce chitarra o violino come generalmente lo chiamiamo noi. Presente in grandissima quantità, spesso di taglia apprezzabile, ha condizionato pesantemente la classifica decidendone la sorte. A seguire le razze, di diverse specie, alcune di taglia veramente elevata, potevano fare la differenza apportando al concorrente un punteggio assai elevato. Infine altre specie, in netta minoranza, facevano da contorno ad un’azione di pesca frenetica che ha costretto i concorrenti ad un tour de force impressionante, dove la prestanza fisica ha sicuramente giocato un ruolo decisivo. Insomma, 5 manche dove il numero delle prede, seppur con notevoli differenze tra un campo gara e un altro, è stato sempre elevatissimo ed in alcuni casi con numerose coppiole di pesci anche di grossa taglia.

 

 

 

In campo femminile le cose hanno subito preso una piega decisamente positiva e, dopo una manche di prova sottotono, le ragazze hanno iniziato la competizione alla grande, piazzandosi al 3° posto subito dal primo giorno, posizione che non hanno mai più abbandonato fino alla fine inserendosi nella seconda manche addirittura in testa alla classifica a pari penalità con il Brasile, vera rivelazione di questo mondiale. Sicuramente la seconda prova è stata quella che ha maggiormente segnato le nostre atlete sul piano fisico e la stanchezza ha certamente influito sul proseguo della gara: nonostante ciò, con grande dedizione e spirito di sacrificio, seppur con qualche difficoltà, le azzurre hanno portato a termine la gara senza mai perdersi d’animo e riuscendo, alla fine, a conquistare un prestigioso bronzo a squadre ed un incredibile argento individuale ottenuto da Patrizia Palma, sicuramente una delle migliori in campo.

Uno sguardo alla tecnica

Sulle prede presenti abbiamo già accennato, ma quali le tecniche per insidiarle, le montature che hanno dato i migliori risultati e gli inneschi vincenti? Sul primo argomento non vi sono dubbi, la marea ha giocato, come sempre accade quando si pesca in oceano, un ruolo decisivo. Puntuale come un orologio, il periodo in prossimità del culmine, sia di bassa che di alta, ha dato il maggior numero di catture: averci prestato la massima attenzione nelle singole manche, programmando una tattica adeguata, ha sicuramente contribuito notevolmente al raggiungimento del risultato.

Sostanzialmente semplici le montature, per lo più a piombo terminale fisso, sono state realizzate con fili moderatamente sostenuti, in alcuni casi munite di 3 braccioli e in altri di due, prevedevano grossi ami 1/0-2/0 adatti ad ospitare inneschi molto generosi. Sulla tipologia e confezione del boccone, invece, lo studio è stato più approfondito e, grazie alle prove realizzate prima dell’inizio gara, si è potuto notare quali erano le soluzioni migliori. In primo luogo abbiamo visto che il totano, opportunamente battuto con l’apposito martelletto, dava risultati inferiori alla sarda e al cefalo ma diventava assai efficace in presenza di mare mosso. A seguire, sarda e cefalo hanno deciso la gara. La prima è risultata eccezionale nella pesca dei violini, tuttavia anche il filetto di muggine, invece, in alcuni casi è sembrato possedere una marcia in più sui pesci di grandi dimensioni. In ogni modo, la cura dell’innesco, sempre succulento, morbido e ben presentato, è risultata una delle carte vincenti di questo mondiale.

Nazionale

Patrizia Palma

Lisa Micela     

Aida Morabito 

Tiziana Campanile   

Rosalia Di Maio         

Elisabetta Prost

 Classifica per nazioni               

1°Brazil

2°Croatia

3°Italy

4°Spain

5°South Africa

Classifica individuale

1°Vrcan  Katarina    Croatia                      1

2°Palma  Patrizia    Italy                            2

3°Sano  Luiza          Brazil                         3

4°Ferry Pauline       England                    4

5°Rijnberg Ilonka    Netherlands             5