Home Alfonso e Daniela Agonismo…più che una passione – Storia mondiale 9

Agonismo…più che una passione – Storia mondiale 9

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Olanda 2012

Ci siamo, è l’ora di partire per l’Olanda per il Campionato del mondo di surfcasting. Sono ancora alla guida della Nazionale Femminile che in questa occasione si è sostanzialmente rinnovata e alcune delle atlete chiamate a questo nuovo impegnativo confronto sono al loro primo mondiale. Sicuramente per loro il battesimo non è stato dei migliori, e le enormi difficoltà incontrate nell’affrontare un campo gara difficile, maree imponenti, tecniche e pesci non usuali e condizioni meteo avverse, hanno influito sul risultato che purtroppo in quella occasione non è stato dei migliori.

 

In quell’anno la trasferta mondiale in Olanda ha lasciato l’Italia del surf maschile e femminile senza medaglie, anche se per i Senior l’obiettivo è stato mancato per poco e i ragazzi hanno combattuto per il podio fino all’ultima manche. Tuttavia questa impegnativa trasferta è servita ad ampliare il bagaglio tecnico degli agonisti grazie alla particolarità della spiaggia, delle prede ricercate e delle soluzioni attuate per la loro cattura. Purtroppo solo un quinto posto per i Senior di Roberto Accardi e un nono piazzamento femminile sono stati i traguardi raggiunti, nonostante un ottimo esordio proprio delle donne nella manche di prova con un primo, a dimostrazione che in quei mari nulla può essere lasciato al caso e che la pesca in oceano è spesso frutto di un ragionamento logico basato sulla conoscenza del fondale e del movimento preciso delle maree.

L’occasione del mondiale ha consentito di sondare tre spiagge nella parte sud dell’Olanda,  a poche decine di chilometri di distanza dal confine belga e precisamente nella provincia di Veere. Le spiagge erano situate sia con esposizione a sud, come Westduin e Zoutelande – Westkapelle, che a nord, come Domburg. La caratteristica che accomunava queste tre spiagge era la presenza di una duna antemarina molto alta di terra e sabbia che consente al mare di essere ad un livello superiore rispetto alla terra ferma. Inoltre, per limitare l’erosione della spiaggia da parte di maree e corrente, sono state costruite barriere di imponenti pali perpendicolari al mare che sono proprio la caratteristica del paesaggio non solo marino, in quanto vengono ripresi anche negli addobbi cittadini, negli arredamenti di hotel e pub e in molti altri piccoli particolari della vita quotidiana.

Maree e fasce

Su questi litorali l’effetto della marea è visibilissimo e l’escursione che copre il mare durante un’intera fase di salita o di discesa supera abbondantemente i 4 mt di altezza e i 200 mt di lunghezza. Inoltre è presente un canale navigabile a poche centinaia di metri dalla riva dove transitano navi di grande stazza. Ovviamente in fase di bassa marea questo canale è maggiormente avvicinabile ed è proprio là che stazionano le prede che si ricercano. Infatti in questo periodo i pesci prevalenti sono i pesci piatti che amano scandagliare la sabbia alla ricerca di cibo nelle depressioni o sulle terrazze che si formano lungo le rive sommerse del canale. La particolarità della pesca in queste spiagge sta proprio nel riuscire ad individuare sempre queste zone di pascolo e sfruttarle in base alla marea presente. In bassa marea è infatti possibile pescare, possedendo un buon lancio, nel canale di transito vero e proprio o, per chi non ha nelle braccia lanci sopra i 100 mt, nello scalino precedente che è situato ad una distanza di 30-50 mt. Mano a mano che la marea sale i pesci s’avvicinano a terra mantenendo però sempre gli stessi principi di comportamento e quindi bisogna riuscire a capire dove l’acqua ha coperto depressioni che prima erano fuori dall’acqua per trovarsi nelle stesse condizioni di pesca. L’impresa è tutt’altro che facile e i punti di riferimento possibili sono proprio le palizzate prima citate. Inoltre la marea non sale in maniera progressiva ma ha delle poussé che si manifestano con corrente forte e aumento del moto ondoso che crea una sorta di schiuma sulla riva stile “effetto lavatrice”. La ricerca delle fasce di pesca è dunque fondamentale e il buon esito della battuta sta nella potenza ma soprattutto nella precisione di lancio e nella conoscenza approfondita delle maree e dei loro moti.

 

 

 Le attrezzature

Per questo tipo di pesca sono state adoperate canne abbastanza potenti, dai 150 gr in su, corredate di mulinelli capienti e soprattutto potenti, perché anche se il pesce prevalente era il piatto, non sono stati rari gli incontri con spigole anche di grosse dimensioni che amano cacciare nella schiuma a poche decine di metri dalla riva. I calamenti non lunghi, 100-150 cm, prevedevano tre ami tutti a bandiera di diametro robusto, 0,30-0,35 mm, e di lunghezza 30-45 cm. Il diametro maggiore dei finali ha consentito una buona difesa contro i grovigli nonostante la corrente sempre rilevante. I piombi utilizzati sempre sostanzialmente pesanti e soprattutto non dovevano scarrocciare nei momenti in cui la corrente aumentava: ottime le piramidi e gli spike dai 125 gr in su.

Inneschi

In un mare come questo, sempre con corrente di fondo, acqua torbida e moto ondoso ciclico delle maree, è difficile per un pesce individuare il boccone se non è di grosse dimensioni, quindi gli inneschi migliori sono risultati quelli generosi, alternando pezzi di cannolicchio, specialmente quando il mare schiumava fortemente, esca ampiamente presente su questi arenili, a tremoline e altri vermi locali come il ragworm e il lagworm. L’innesco più catturante prevedeva un sigarino di circa 1 cm di cannolicchio o di ragworm, inserito ad ago, e due o tre trermoline appuntate per la testa e poi legate con il filo elastico a formare un ingrosso e un invitante e visibilissimo boccone. L’uso in cima all’esca di perline Yamashita, paillettes e perline galleggianti veniva alternato in base alle condizioni di mare e corrente, ma sempre con lo scopo di stimolare l’innata curiosità del pesce piatto.

In altre stagioni

L’occasione del mondiale ci ha permesso di pescare in una stagione intermedia e in condizioni abbastanza clementi di tempo per il mese in questione dove sono presenti maggiormente passere e spigole, ma è nel cambio di stagione tra autunno e inverno e in inverno pieno che si avvicinano i merlani e gli halibut, grossi pesci piatti che raggiungono anche vari chili di peso. Purtroppo per pescare in queste stagioni bisogna fare il conto con freddo, vento e pioggia, anche se gli ultimi due fattori sono comuni anche in molte altre stagioni come abbiamo potuto constatare di persona durante tutta la nostra trasferta.

Considerazioni

Purtroppo una pesca così differente da quella alla quale siamo abituati non ci ha facilitato così come le condizioni atmosferiche avverse, vento e pioggia insistenti, ci hanno penalizzato, tuttavia tecnicamente la difficoltà maggiore per le nostre ragazze è stata quella di trovare e mantenere il contatto con il pesce nei momenti di cambio di marea. La competizione, quindi, in alcuni momenti è stata una rincorsa di decisioni prese in tempo reale cercando di seguire l’andamento della gara, una tattica di difesa che però non è stata sufficiente a risalire la classifica. Del resto in oceano la pesca è quasi sempre scadenzata da fasce progressive che s’alternano in base ad uno schema preciso, e la conoscenza di questo fenomeno rappresenta sicuramente la principale carta vincente del mondiale. Se si perdono catture in una fase della gara, si rimane indietro e difficilmente si possono recuperare in quella successiva. Insomma, un mondiale assai difficile che per la prima volta da moltissimi anni fa registrare una prova non brillante del nostro Team Azzurro femminile. Da segnalare la  buona prestazione di Lisa Micela che ha ottenuto un ottimo 9° posto assoluto. Detto questo, un’esperienza sicuramente interessante che ha messo in evidenza quanto il nostro sport sia complesso, quanto conti la conoscenza dei campi gara e quanto diverso e difficile sia affrontare l’oceano in alcune situazioni estreme. Insomma, una nuova preziosa esperienza che la Federazione ci ha consentito di vivere e che ancora una volta voglio ringraziare per il grande sforzo economico ed organizzativo che come sempre ha dovuto mettere in campo. Un’altra indiscussa occasione che è servita ad arricchire il bagaglio tecnico ed umano mio e delle nostre atlete, che al di la del risultato, ancora una volta hanno dimostrato tutto il loro impegno e attaccamento alla maglia azzurra.

La nazionale femminile

Lisa Micela

Rosa La Candia

Rosa Lubrano

Vincenza Lubrano

Michela Martini

Tiziana Campanile

Vice Capitano Massimiliano Giacich

 

Podio a squadre

1 Olanda       11 punti

2 Francia       15 punti

3 Germania   18 punti

 

Podio individuale

1 Cindy Gambier                 Francia

2 Janet Velinde                   Inghilterra

3 Christelle Oosthuizen        Sudafrica