Home Alfonso e Daniela Agonismo…più che una passione – Storia mondiale 12

Agonismo…più che una passione – Storia mondiale 12

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Portogallo 2015

In quell’anno il Campionato del mondo di surfcasting che si è svolto in Algarve a Vilamoura si è dimostrato più difficile del previsto e le due compagini italiane, pur avendo combattuto fino alla fine e nonostante un’apprezzabile rimonta, non sono riuscite a centrare il risultato, e il fischio di fine gara ha purtroppo decretato solo un 6° posto per le donne e un 8° per gli uomini. Sul podio maschile sono salite nell’ordine Francia, Olanda e Irlanda, mentre su quello femminile Francia, Croazia e Portogallo.

                                         

Un mondiale sofferto

Un mondiale che si è svolto in un campo gara nuovo sul quale non eravamo mai stati e del quale avevamo strappato, con fatica e molto lavoro a monte, poche notizie. Inoltre, la nostra nazionale contava ben tre agonisti al loro primo appuntamento in maglia azzurra, tuttavia l’impegno è stato sorprendente e il comportamento egregio, così come quello di tutto l’intero Team, dimostrando uno spirito di squadra e un affiatamento di grande rilievo. Nei giorni di prova la situazione meteo marina, come purtroppo capita spesso, è stata molto diversa da quella che avremmo incontrato durante le manche ufficiali, il pescato abbondante e in fasce completamente differenti da quelle della gara.

Il pescato

I pesci certo non abbondanti, per alcuni non è stato possibile nemmeno scappottare, attirati dal novellame che si spostava, cambiavano fascia in continuazione mettendo in seria difficoltà chi non particolarmente attento a “leggere” il mare. Quello che ha fatto la differenza sono stati nella seconda e terza manche gli sgombri sulla lunga distanza, pochi pesci ma determinanti ai fini della classifica. Su questa tipologia di pesca in particolare, che si presentava solo in talune fasi della marea, abbiamo sofferto, forse perché per alcuni ragazzi era difficile portare alla giusta distanza un impianto di pesca adeguato. Sono stati impiegati vari travi, ma ha dato i migliori risultati quello lungo circa 3 mt. I finali, invece, hanno variato molto a seconda delle prede da insidiare, sulla lunga distanza sono stati impiegati anche finali di diametro sostenuto, ovvero 0,20-0,23 mm ecc, oltre alla schiuma e alle palline di polistirolo come facevano gran parte delle squadre che hanno ottenuto buoni risultati.

Una possibile alternativa

La pesca delle tracine, che avrebbe potuto darci qualche chance in più nei momenti di difficoltà e rappresentare un’arma di difesa, non è stata facile da interpretare. Sostanzialmente assenti durante le prove e abituati a casa nostra alla pesca di esemplari decisamente piccoli, abbiamo ritardato a capire che i risultati migliori si ottenevano utilizzando travi muniti di due braccioli lunghi 150-170 cm popappati. Sfido chiunque, onestamente, a dire che questo è ed era un impianto comune e scontato per la pesca di questo pesce. Solo in corso d’opera abbiamo capito che la buona taglia delle tracine le rendeva predatori intraprendenti particolarmente voraci, tanto da farle staccare dal fondo per predare le esche che si presentavano loro a tiro. Inoltre, al contrario degli sgombri che transitavano oltre lo scalino della secca esterna, non sempre facile da raggiungere, le tracine sostavano spesso in piena secca ed imponevano quindi una scelta precisa dove lanciare. 

In definitiva un mondiale a tratti anomalo e difficile da interpretare, e lo ha dimostrato il fatto che il Portogallo, che giocava in casa e su pesci e tecniche in cui è da sempre maestro, si è piazzato al 7° posto.

 “Un’esca dura da digerire”

Non facile e scontata, l’esca principale è risultata la sardina ma lo abbiamo dovuto scoprire da soli, non è stata cosa facile e lascio a voi immaginare lo sforzo che ho dovuto fare per rendere forte e chiaro questo messaggio. Ricordo ancora la fatica dei ragazzi, durante i giorni di prova, per vincere la diffidenza che avevano verso questa esca. Detto ciò, grazie ad un ottimo lavoro di squadra e ai dati raccolti durante le prove alla fine siamo riusciti a far quadrare le cose e a mettere a fuoco quello che sarebbe poi risultato l’innesco vincente. Tuttavia, nonostante l’impegno, mai venuto meno, la manipolazione della sardina nella giusta forma e sostanza non è stata così facile da ottenere per alcuni agonisti che non erano abituati a farlo, e questo ha sicuramente inciso sulla quantità del pescato.

 

Considerazioni

Certamente un mondiale che sotto il profilo tecnico ha fatto registrare alcune anomalie e notevoli difficoltà per essere interpretato, e non solo per il nostro team. Se mai ce ne fosse stato bisogno, ancora una volta si è evidenziato quanto diverso e difficile sia affrontare l’oceano e le squadre abituate a tali situazioni. Pesci inusuali, tecniche specifiche mirate alla loro cattura ed esche spesso poco conosciute e utilizzate dai nostri atleti come sempre sono risultate le difficoltà maggiori, lacune che dobbiamo cercare di colmare in tempi veloci. Che dire, tutto va in conoscenza e sono contento per i ragazzi che hanno potuto vivere questa straordinaria avventura, un’esperienza che sicuramente li ha arricchiti sotto il profilo tecnico e non solo. Così come devo ancora una volta fare i complimenti per alcuni risultati parziali che alcuni ragazzi hanno ottenuto, in primis lo splendido 1°assoluto conquistato da Massimo Mucciola nella 4° ed ultima manche quando è riuscito a tener testa e finire la gara davanti al campione del mondo francese che aveva accanto nel proprio settore.

 

Atleti: Giuseppe Culmone, Alessandro Tavola, Alberto Nacci, Alessandro Crescioli, Massimo Mucciola, Antonello Passucci

Vice CT: Riccardo Miserendino

Responsabile federale: Stefano Sarti

Staff tecnico: David Girardi